Segue comunicato

– Premio Giuseppe Fava 1998

– Premio Fondi La Pastora 1999

–  Finalista Premio Candoni Arta Terme 1997

 

Fulvio Calderoni, Federica Mazzeo e Massimo Del Rio

Segue comunicato: così finivano i documenti che le organizzazioni
eversive degli anni 70’ e primi anni 80’ diramavano rivendicando le loro azioni.

 

Motivazioni al Premio Giuseppe Fava

Massimo Del Rio

Il nostro (…) passato è fatto di anni violenti, che hanno segnato il nostro tempo, caricandolo di ferocia e angoscia. Spesso indicibile. È un tempo affollato da vite annientate da una violenza radicalmente distruttrice rivolta agli altri e a se stessi. Dobbiamo ancora comprendere come l’ideologia del terrorismo, che dominò gli anni di piombo, riuscì a coinvolgere intelligenze ed entusiasmi, slanci e contraddizioni, come fu strumentalizzata, come si ritorse sui loro stessi protagonisti, divorando anche i suoi figli. È un’operazione, questa, che richiede tutto il nostro tempo analitico, la faticosa acquisizione – contro i diversi condizionamenti ideologici, operando magari sotterraneamente – di uno sguardo lucido, che collochi criticamente al loro posto eventi, figura, responsabilità, corresponsabilità, connivenze, e così via. Un’operazione siffatta è ormai indifferibile, ché una società che non sappia fare i conti con il proprio passato (…)

Fulvio Calderoni e Nadia Marguglio

si condanna al caos paralizzante o alla disintegrazione. Alessandro Trigona, con il suo Segue comunicato, offre un notevole contributo a questa operazione. Attraverso la storia di Cecilia, una ex terrorista che (…) vive in Francia come rifugiata, ci viene restituita, con intensa suggestione drammatica, la temperie culturale e politica nella quale maturarono le azioni terroristiche. Trigona, attraverso l’invenzione di alcuni personaggi di grande efficacia, un uso accorto dei documenti, senza un proprio atteggiamento declamatorio, ma riportando gli atteggiamenti declamatori dei protagonisti, ci consegna un testo di notevole valore estetico e di “quotidiana immolazione al nulla”, che insidiano attualmente le nostre giornate.

 

Il testo

Massimo Del Rio e Nadia Marguglio

Cecilia, una ex terrorista che da anni vive in Francia come rifugiata, racconta al figlio adolescente la propria storia ripercorrendo con la memoria gli anni della contestazione e della violenza diffusa che la condussero, lei come molti giovani, a praticare la lotta armata. Attraverso il racconto, Cecilia si ripropone le logiche, le ragioni, gli errori di quella sua drastica scelta, rivivendo momenti della sua esperienza e gli intensi attimi di un sequestro di persona al quale lei, durante la sua militanza eversiva, ha preso parte come carceriera. In questo raccontarsi, la donna riscopre se stessa, la propria vita, senza cercare facili giustificazioni che potrebbero attenuare le proprie responsabilità, ma mettendosi pienamente a nudo.

Massimo Del Rio e Nadia Marguglio

Rivendicando, con forza, come proprio tutti gli errori di quel passato così tragico tanto da rispondere “immagino che dovrei dire di sì” alla domanda fatale del figlio circa la sua colpevolezza. Ma alla fine del proprio racconto Cecilia non trova più di fronte lo stupore, l’incredulità che, inizialmente, aveva caratterizzato la reazione del figlio, ma una sostanziale indifferenza verso tutte quelle drammatiche vicende che appaiono ora quanto mai estranee e quanto mai lontane nel tempo. “Il terrorismo è passato. Oggi tutto questo a chi importa davvero?”. Si apre allora una voragine. Una voragine che divide l’oggi dal travaglio politico e sociale degli anni settanta. Una voragine di indifferenza che, forse, vale più di qualsiasi altra condanna giudiziale, politica o storica, ma che – crudelmente – finisce con l’ingoiare tutti i protagonisti degli anni di piombo: le vittime e i loro parenti, i magistrati, i poliziotti, le stesse istituzioni che combatterono il fenomeno eversivo, e – ovviamente – loro: i carnefici, gli assassini, le persone che presero le armi pensando di….

Nadia Marguglio, Massimo Del Rio e Fulvio Calderoni foto di Marina Gargiulo

Tutti accomunati in quella “quotidiana immolazione al nulla”, di “Moro memoria”, che sembra caratterizzare questo scorcio di epoca. Ogni generazione, del resto, ha le sue storie, i suoi miti, le sue sconfitte. A Cecilia non rimane altro che il ricordo e gli incubi della propria esistenza che ancora la sgomenta, la tormenta con il desiderio di poter tornare in Italia per affrontare le proprie responsabilità e la verità di un’epoca – a dirsi – ormai lontana. Eppure così – tragicamente – vicina. Segue comunicato è questo: una donna che riscopre la propria storia, le proprie origini, la propria ideologia, la radicalità di un passato che non è stato solo suo ma che è patrimonio di tutti: la lotta armata, gli anni di piombo. Ma Segue comunicato è anche qualcosa di più: è un breve excursus

la rivista “Corrispondenza internazionale” con, all’interno, “l’ape e il comunista”.

nel mondo dell’eversione attraverso la riproposizione di stralci di documenti dell’estrema sinistra (“Autonomia operaia” e non solo) di quegli anni. Quasi una storia della lotta armata attraverso questa “articolata” e “particolare” documentazione che va da quel primo comunicato del 16 aprile del 1970 che, alle 20.33 a Genova, Milano, Trento, venne letto, durante un normale telegiornale, da una voce inseritasi nel canale audio (“Attenzione, attenzione. Sono i Gap che vi parlano… sono nate le Brigate rosse…”) all’appello finale alla dissociazione fatto da Alfredo Bonavita, uno dei principali esponenti delle BR negli anni ’80, (“…chiudere con questa pratica e… dissuadere chi sta per impugnare le armi…”), passando per i comunicati, le rivendicazioni relativi ai sequestri Sossi, Moro, D’Urso, e quelli dell’assassinio di Coco e di Roberto Peci.

 

Da “Primafila” mensile di teatro e spettacolo, numero 50/51 del dicembre/ 1998 / gennaio 1999

 

Foto di scena di Marina Gargiulo e di Anna Maria De Caroli

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