i trigona

i trigona – il progetto

i Trigona sono un’antica famiglia aristocratica siciliana le cui origini si perdono nella notte dei tempi, nell’alto Medio Evo, in Francia, Piccardia. L’epoca e i luoghi sono quelli delle gesta di Pipino il Breve, padre di Carlo Magno.

L’idea è di realizzare un documentario – primo di una serie – svolgendo una accurata ricerca storica alla scoperta delle origini della famiglia dei Trigona, riscoprendo i luoghi e, attraverso interviste e raccolta di testimonianze anche letterarie, rivivere le atmosfere di un’epoca che si vuole “buia”.

Un documentario che ci riporti a un’epoca lontana, riproponendo gli usi e i costumi delle genti che vissero all’indomani del crollo dell’impero romano, cercando di capirne il pensiero, , il modus vivendi. Comprendere come una genia si sia evoluta nel tempo sotto la spinta degli eventi che, nel corso dei secoli, si sono succeduti: da Pipino il Breve (dalla Isvevia alla Piccardia) a Federico II (dalla Piccardia alla Sicilia), arrivando fino ai nostri giorni.

Per recuperare il senso della Storia in un periodo in cui logiche esasperatamente omologatrici plasmano la realtà privandola di ogni specificità.
per riscoprire il senso di sé, di appartenenza; di sentirsi parte attiva di un’entità complessa che si chiama Storia e non un insignificante nulla parte di un tutto per troppi versi incomprensibile. Individuo tra individui, essere tra gli esseri facente parte di un processo storico in continua e perenne evoluzione. La Storia siamo noi.
Perché la propria individualità, il proprio essere differente dall’altro non è sottrazione, ma ricchezza, somma di particolarità e particolarismi che insieme costituiscono identità, cultura, indiscutibile patrimonio dell’Umanità.
Perché spesso 1 + 1 non fa 2 ma 3 se non 4 o più.

Il documentario ha inizio con l’immagine di un tavolo con sopra copie dei documenti a disposizione (patenti, albero genealogico, altro) inerenti la storia della famiglia Trigona. Una voce fuori campo leggerà il testo di uno dei documenti fondamentali che ripercorre la storia della famiglia. Tale voce si intreccerà con una seconda che cita i titoli nobiliari dei diversi rami della genia. Ancora in aggiunta, una terza, invece, descriverà lo stemma araldico. Il coro così composto si concluderà nel momento in cui una quarta voce spiegherà l’obiettivo che il documentario si pone: riscoprire i luoghi originari (Piccardia e Monti Chirii) della famiglia Trigona.
Su immagini dei diversi palazzi Trigona presenti in diverse località della Sicilia (Noto, Piazza Armerina, ecc), a stacco, verranno proposte alcune interviste a esponenti dei diversi rami della famiglia che risponderanno, in breve, a quelle che sono le effettive origini della famiglia con specifiche sulle diverse articolazioni dei singoli rami. Il tutto apparirà volutamente confuso a dare il senso di come una storia, una storia anche importante, possa in effetti andare persa, smarrita,

Da qui parte un lavoro di riordino che, anche con commenti in studio, vedranno gli autori lavorare per ricostruire circa 1.300 anni di Storia.
Di volta in volta, si apriranno dei lemmi che, in uno studio di registrazione TV, spiegheranno quello di cui si parla: chi è Pipino il Breve, chi Carlo Magno, cosa la Piccardia, l’Isvevia, ecc ecc.
La ricerca ha avvio e, attraverso interviste a storici medievalisti, esperti di genealogie, cartografi e altre personalità di volta in volta individuate, oltre a esponenti della famiglia Trigona stessa, si snoderà in un percorso ideale attraverso la Sicilia, la Francia (Piccardia), la Germania meridionale e la Svizzera tedesca (Svevia) fino all’individuare o ipotizzare di individuare il castello Trigonne, “di cui il nome”, e i “Monti Chirii” di cui l’originario ducato, ripercorrendo, a ritroso, quello che fu l’esodo dei Trigona ricostruendo inoltre le caratteristiche, gli usi e i costumi dell’epoca.
Arma d’azzurro, alla cometa posta in sbarra nel canton sinistro del capo ed al triangolo posto in sbarra e nel canton destro della punta; il tutto d’oro (ramo dei principi di Sant’Elia) – d’azzurro, alla campagna mareggiata d’argento, dalla quale muove, a sinistra, un triangolo d’oro rovesciato, con un sole dello stesso nel punto destro del capo (ramo dei marchesi di Canicarao). Corona di principe. Lo scudo accollato dall’aquila spiegata di nero, armata, imbeccata e coronata d’oro.

Si vuole – la famiglia TRIGONA – originaria di SVEVIA, e passata in Sicilia nel secolo XIII. Godette nobiltà in Catania, Siracusa, Piazza, Palermo; possedette il principato di Sant’Elia, il ducato di Misterbianco, i marchesati di Canicarao, Dainammare, Floresta, Roccabianca; le baronie di Aliano, Alzacuda, Sant’Andrea, Sant’Antonino, Azzolina, Belvedere o Nicastro, Bessima, Bonfallura, San Cono, San Cosmano, Cugno, Cutumino, Dainammare, Dragofosso, Fontana Murata, Frigentini, Gatta, Gimia Sottana, Grottacalda, Imbaccari, Misilini, Mandrascate, Montagna di Marzo, Rabuggini, Salina Pantano del Rovetto, Molini di Piazza, Sinagra, Scitibilini, Spedalotto, Santo Stefano di Mistretta, Ursitto.

 

“Prendendo nota dal Signore dal Villabianca troviamo questa nobile ed illustre famiglia oriunda degli antichi duchi de’ Monti Chirii in Isvevia, e del duca Salardo, il di cui figlio Coraldo militando sotto re Pipino acquistò molti castelli non che la signoria e castello di Trigonne in Picardia; d’onde il cognome. Un Ermanno Trigona valoroso capitano dell’imperatore Federico II la portò in Sicilia, ove in compenso di suoi militari servigi si ebbe nel 1239 la castellania ed il governo di Mistretta. Sono poi onoratamente a ricordarsi: un Berengario celebre capitano di re Martino; un Giacomo di lui fratello detto miles; un san Bartolomeo monaco basiliano, che fondò i monasteri di san Basilio in Messina e di san Maria dell’Itria in Possano, celebrandosi la sua festa nelle diocesi di Siracusa e Catania, ov’è Piazza ordinaria dimora della famiglia Trigona, la quale fu ivi portata dal nobile Nicolo Trigona giurato di Mistretta.”

continua…

“…questa nobile ed illustre famiglia oriunda dagli antichi duchi dei Monti Chirii in Isvevia, e del duca Salardo, il di cui figlio, Coraldo, militando sotto re Pipino, acquistò molti castelli non che la signoria e castello di Trigonne in Picardia, donde il cognome.”

Nel tempo, alcuni storici, che hanno studiato la genealogia dei Trigona, hanno creduto che per Isvevia si intendesse l’attuale Svezia facendo così risalire, sbagliando, le origini della famiglia ai normanni, ai vichinghi. Hanno, infatti, ignorato l’esistenza di una regione, e di un popolo, denominata appunto Isvevia e che, tra l’altro, vanta tra le personalità che vi ebbero origine lo stupor mundi, Federico II di Svevia, fatto che, tra l’altro, spiega il perché, secoli dopo, nel 1239, il valoroso capitano, Ermanno Trigona, lo seguisse in Sicilia.

Coira (Chur in tedesco, Cuira in romancio, Coire in francese) è un comune svizzero del Cantone dei Grigioni, di cui è il capoluogo. Considerato il più antico agglomerato elvetico, viene spesso chiamata “La città più vecchia in Svizzera“. Adagiata nell’alta valle del Reno e alla confluenza di importanti strade di valico con il sud delle Alpi, Coira è stata abitata fin dal III millennio a.C. È sede della Pro Grigioni Italiano. Fu a Coira che nel 1780 il birraio grigionese Rageth Mathis fondò il Calanda Bräu, birrificio che ebbe un grande sviluppo con il suo marchio di birra “Calanda” e che esiste a tutt’oggi, sia pur sotto la proprietà dell’olandese Heineken, che lo acquisì nel 1993.
Il nome di Coira forse deriva dal celtico: kora, koria, che significa “clan“, “tribù“, oppure dal latino “curia”.
Scavi archeologici hanno rivelato che i primi insediamenti risalgono all’età della pietra (3000 a.C. circa), per questo viene considerata la più antica città della Svizzera. Resti di fondamenta e oggetti dell’età del bronzo e del età del ferro sono stati rinvenuti nella parte orientale del centro storico. Fu campo fortificato sotto i romani, col nome latino di Curia Raetorum nel 15 a.C. Non è ancora dimostrato, ma sembra plausibile che dopo la ripartizione della provincia Raetia sotto l’imperatore Diocleziano, Coira fu eletta capitale della provincia Raetia prima che si estendeva dal lago di Costanza ai laghi dell’Italia Settentrionale fino alla Val Venosta.
Nel IV secolo fu creato qui il primo vescovado al nord delle Alpi; una leggenda lo vuole fondato da San Lucio (Sankt Luzi bei Chur), re britannico divenuto poi il primo vescovo della città. Tuttavia, il primo vescovo menzionato nei documenti fu Asinione che fu rappresentato dal vescovo di Como al Sinodo di Milano del 451. Con l’invasione degli Ostrogoti assunse il nome di Theodoricopolis. La cattedrale ed il castello vescovile che sorgono sull’area dello Hof, una terrazza rocciosa a pianta triangolare che digrada nella parte meridionale del Plessur, spostano il centro dell’insediamento sulla riva destra del fiume Plessur.

Durante le invasioni barbariche del V e VI secolo, Coira era un avamposto a nord del Regno degli Ostrogotiche occupava l’intera penisola italiana. Nel VI secolo fu sotto domino dei Franchi. Solo quando si stabilì il Sacro Romano Impero nel X secolo dopo il conflitto con i magiari (nel biennio 925-926 distruzione della cattedrale) e con i saraceni (nel 940 incendio della città e nel 954 una seconda maggiore invasione) la città fiorì di nuovo: la posizione favorevole su una delle più importanti vie di comunicazione nord-sud dell’Europa lungo l’alta valle del Reno accedendo al Passo del Giulia e al Passo del Settimoda un lato ed al Passo dello Spluga ed al Passo del San Bernardino dall’altro. Tutti i passi erano utilizzati al tempo dei romani ma ora divenivano di importanza fondamentale per gli imperatori del Sacro Romano Impero, occupati politicamente e militarmente su entrambi i versanti delle AlpiOttone il grande insediò nel 958 il suo vassallo Hartpert come vescovo e concesse al vescovado ampi diritti e possedimenti. Il potere temporale con il vescovo Egin fu innalzato nel 1170 al titolo di principe e si mantenne grazie al completo controllo della via di Settimo che collegava Coira con Chiavenna. Il vescovo quindi era un Principe-vescovo a capo di un Principato vescovile, analogamente ai confinanti Principati vescovili di Trento (oggi in territorio italiano) e di Bressanone (il cui antico territorio è oggi in parte in Italia e in parte in Austria) e a diversi altri nel territorio del Sacro Romano Impero nationis germanicae.

Il territorio che si estende dai Vosgi alle Alpi, delimitato dalla Borgogna Transgiurana e la foresta Nera (inclusa), e che durante il periodo dei regni dei Franchi carolingi era stato denominato Alemannia e organizzato in regno, dopo la riforma tra il IX e il X secolo delle contee nel regno dei Franchi orientali, cominciò ad essere denominato Svevia e il ducato che sorse su quel territorio fu chiamato ducato di Svevia.
Il ducato, dopo le difficoltà iniziali, ebbe un notevole sviluppo e nel corso del XII secolo, con il Casato di Hohenstaufen, raggiunse la massima espansione (a oriente raggiunse i bacini del Lech e dell’Inn, a occidente l’Alsazia, oltre passando la riva sinistra del Reno e a sud raggiunse le valli alpine svizzere e italiane), ma poche decine di anni dopo iniziò la decadenza finché, alla morte senza eredi dell’ultimo duca, Corradino di Svevia, il ducato si disintegrò in varie contee, città e abbazie libere, alcune delle quali si mantennero tali sino alla Reichsdeputationshauptschluss del 1803

Dopo che, nel 746, Pipino il Breve e Carlomanno, con il concilio di Cannstatt, fecero condannare a morte e giustiziare i duchi nazionali e la maggioranza dei nobili alamanni, l’Alamannia (regno di Alemannia) divenne parte del regno dei Franchi e fu governata da conti. E quando, nella seconda metà del IX secolo, il regno dei Franchi fu diviso in regno occidentale e regno orientale, il regno di Alemannia fu inglobato in quest’ultimo sino a che durante il regno di Ludovico IV il Fanciullo, l’Alemannia cercò di rendersi indipendente costituendosi in ducato di Svevia (dopo che già sotto il regno del padre, Arnolfo di Carinzia, i signori di Alemannia o Svevia, come da quel momento fu chiamata, avevano iniziato a ribellarsi, per rendersi indipendenti). Dopo che gli Ungari, nel 909, hanno devastato l’Alamannia, dopo la Carinzia, la Sassonia e la Turingia, Burcardo I viene nominato duca di Svevia. Ma nel 911, quando il duca di Franconia, Corrado, venne eletto re dei Franchi orientali, riuscì a riprendere in mano la situazione accusando il duca di Svevia di alto tradimento e facendolo giustiziare. Il conte palatino di Svevia, Ercangero fu un fedele alleato di Corrado, ma nel 915, alleatosi con Burcardo II, figlio di Burcardo I, sconfisse il re e si proclamò duca di Svevia. Il re Corrado allora lo denunciò per alto tradimento e lo fece giustiziare, nel 917. Il titolo fu assunto da Burcardo II, che, nel 919, fu riconosciuto tale dal nuovo re, Enrico l’Uccellatore.Nel 743, il duca di Baviera Odilone, che, l’anno prima aveva costretto la sorella di Carlomanno e Pipino, Iltrude, a sposarlo contro la volontà dei fratelli (secondo l’Ex Chronico Sigeberti monachi l’aveva rapita, si ribellò all’autorità dei Franchi, costringendo così Carlomanno e Pipino a radunare l’esercito per attaccare la Bavaria. Si accamparono sulle rive del fiume Lech, mentre sulla sponda opposta si erano radunati non solo Bavari ma anche Sassoni, Svevi e Alemanni. Non potendo attraversare il fiume in quel punto, dopo alcuni giorni, Carlomanno, dopo aver diviso in due gruppi l’esercito, lo attraversò di notte, in zone paludose e disabitate, e piombando inaspettatamente sugli avversari, li sconfissero….
Nel 748, Pipino allora lo inseguì e attraversata la Turingia, arrivò in Sassonia e occupò la città di confine di Skahningi (l’attuale Schöningen), dove in aiuto a Pipino erano arrivati gli Svevi e dove molti Sassoni furono catturati e molti di loro furono convertiti nella fede cristiana.
La Piccardia o Picardia  (in francese e piccardo Picardie), era una regione della Francia settentrionale, con capoluogo Amiens. Le città principali della regione, oltre alla stessa Amiens, sono Laon e Beauvais. Dal 1º gennaio 2016 è confluita nella regione dell’Alta Francia (Hauts-de-France). Era composta da 3 dipartimenti: Aisne, Oise e Somme. Sono inclusi nella regione 13 arrondissement, 129 cantoni e 2.292 comuni. Parte della Gallia Belgica e abitata in origine da diverse popolazioni celtiche, tra i quali gli ambiani, dai quali deriverebbe il nome di Amiens, la Piccardia entrò nel Regno di Francia con il trattato di Verdun dell’843.
La Piccardia storica, in realtà, corrispondeva solo in parte agli attuali confini amministrativi della regione. L’attuale dipartimento della Somme, il nord dell’Aisne ed anche il dipartimento di Pas-de-Calais (Boulonais), oggi nella regione Nord-Pas-de-Calais, costituivano la Piccardia.

In Piccardia, non esistono castelli che hanno questo nome ma esistono rovine di castelli, risalenti all’epoca Merovingia/Carolingia, che potrebbero effettivamente esserne legati:

Castello Reale di Senlis La storia della città di Senlis è ricca di dieci secoli di ininterrotta presenza reale. La città era sede di un castello o di un palazzo merovingio e carolingio dall’Alto Medioevo, e scomparso senza prove archeologiche certe, ma di cui rimane traccia in molti documenti antichi. Potrebbe essere stato un palazzo nato dalla trasformazione del tribunale dell’Impero romano, dato che era collocato nella posizione corrente delle rovine nel punto più elevato di Senlis.

Castello di Ham – castello primitivo, la cui costruzione originaria si perde nella notte dei tempi, viene citato per la prima volta in un documento del 1052; fu restaurato da Oddone IV di Ham nel XIII secolo che ne definì la forma definitiva, un recinto poligonale circondato da grandi torri cilindriche.”